Quando la mia collega Lorena scherzava sui suoi tentativi tribolati di mettersi in pari con i social media usati dai giovanissimi d’oggi, all’inizio non c’ho badato molto. La sua ricerca cerca specificamente di dare voce ai giovani del Galles e alle loro percezioni rispetto ai nuovi sviluppi nella Regione Capitale di Cardiff, che includono anche un sistema di trasporto integrato.

Nel mio attuale lavoro sul campo sulle pratiche di “green care” in Finlandia, capita raramente di interagire con “portatori di interesse” cosi giovani. I partecipanti della mia ricerca sono nella maggior parte over 35, (e) a volte persone anziane, ma certamente non sono utenti di Snapchat e Instagram. In molte occasioni, le loro conoscenze, esperienze e senso dell’ironia cristallino – caratteristiche che spesso arrivano in età matura – sono una grande fonte di ispirazione per me. Tuttavia, mi sono resa conto recentemente che nessuna delle attività che da ricercatrice ho svolto quotidianamente negli ultimi anni, coinvolge partecipanti sotto ai 20 anni di età. E nonostante ci siano valide ragioni etiche, questa cosa mi sembra paradossale sotto molto aspetti.

Sostenibilità per chi?

Noi, o io perlomeno, mettiamo costantemente in discussione idee e pratiche che riguardano la sostenibilità, il cambiamento e le visioni sul futuro. In altre parole – consciamente o inconsciamente – cerco di plasmare una storia del mondo in cui vorrei che i “miei” figli (biologici o no) possano vivere e prendersene cura.
La sostenibilità può e deve essere perseguita qui e ora, ma senza prospettive di lungo termine, siamo senza dubbio spacciati. Pertanto assicurarsi che le generazioni più giovani abbiano la possibilità di dare voce alle loro preoccupazioni, aspirazioni e sogni, e nello stesso tempo fornire loro degli strumenti intellettuali ed emozionali per afferrare la sostenibilità, è essenziale1.

La sfida

Un paio di mesi fa, mi è stato chiesto di coinvolgere un gruppo di teenagers in un workshop focalizzato sulla prospettiva di genere in relazione ai cambiamenti climatici e alle questioni ambientali2. Questa giovane audience, tra i 16 e i 18 anni di età, è impegnata nel progetto di volontariato “Respect Equality”, fondato sulla peer education e sulla cittadinanza attiva.
Al di fuori dei circoli accademici e non-profit si discute raramente di genere e sostenibilità. E persino in quei contesti, è ancora una questione estremamente marginale. Questo implica che la comprensione dell’opinione pubblica su questo tema e sulle questioni che lo toccano da vicino (es. la vulnerabilità di genere ai cambiamenti climatici) sia molto basilare, se non insufficiente.
Per questo motivo, quando pensavo a come strutturare il workshop, mille domande sono emerse nella mia testa: Come parlo a questi adolescenti3? Usando quale linguaggio? A cosa do priorità? L’ultima volta che ho tentato di spiegare cosa sia la sostenibilità alla mia nipotina di 8 anni, ho fallito miseramente. Lo so, non si tratta della stessa fascia d’età, ma comunque, un’audience così giovane è un territorio quasi totalmente inesplorato per me …4

Storytelling e conoscenza “incarnata”: un esperimento

Ed ecco che vengono in aiuto alcune delle valide conoscenze apprese durante i periodi di formazione fatti con SUSPLACE5 nell’ultimo anno e mezzo! In particolare le tecniche di facilitazione del lavoro di gruppo, combinate alle suggestioni personali maturate durante l’inevitabile viaggio introspettivo che un dottorato a tempo pieno comporta.
Per la prima volta da sola in questo tipo di circostanza, lontano da conferenze accademiche e circoli universitari, proporrò alcuni degli esercizi somatici e “energizzanti” che abbiamo sperimentato all‘interno del nostro gruppo di ricercatori a SUSPLACE. E soprattutto, userò lo storytelling (la narrazione) – o perlomeno un tentativo esplorativo dello stesso – invece della classica lezione frontale. Con questo approccio, spero che i concetti e la comprensione critica della realtà diventino, anche se solo parzialmente, materia “sentita” e “incarnata”, invece che mera conoscenza alienata.
Le storie che racconterò loro hanno a che fare con giustizia sociale e agenti del cambiamento, concetti strettamente legati alla sostenibilità trasformativa, un tema oggetto di molte delle nostre ricerche per SUSPLACE.

Quindi, morale della favola, eccomi qui! Quasi pronta ad interagire con questi possibili utenti di Snapchat e Instagram, e a navigare la sostenibilità con loro.
E ad essere onesta con voi, fa parecchio paura.

Angela Moriggi

Ricercatrice presso il Natural Resources Institute Finland – Luke (Finlandia)
Dottoranda di ricerca (Candidata esterna) presso l’Università di Wageningen (Olanda)
Ricercatrice Marie Curie ITN per il progetto SUSPLACE
Cultrice della materia per l’Università Ca’ Foscari Venezia (Italia)

P.S.
Il workshop si terrà pochi giorni prima di Natale, quindi rimanete sintonizzati sugli sviluppi futuri di questa piccola entusiasmante avventura!

1 Si veda per esempio UNESCO. 1997. “Educating for a sustainable future. A transdisciplinary vision for a concerted action”. Working paper.

2 Per sapere di più sulla mia ricerca su questi temi si vedano: Moriggi, A., 2016b. “Una prospettiva di genere sui cambiamenti climatici. Vulnerabilità e adattamento, discorso internazionale e gender mainstreaming”. DEP, 30, pp.38–57; Moriggi, A. 2017. “Investigating the gender inequality and climate change nexus in China” in Buckingham S., Le Masson V. (ed.), Understanding climate change through gender relations. London and New York: Routledge; and Moriggi A., 2017. “Chinese women at the forefront of environmental activism: Wang Yongchen, Liao Xiaoyi and Tian Guirong”. DEP, vol. 35, pp. 206-228.

3 Una lettura interessante è Ponting C.A. 2011. “Sustaining the extra-curricular: Communicating sustainability research to children” in Franklyn A. and Blyton (eds.) Researching sustainability. A guide to social science methods, practice and engagement. London: Routledge.

4 Nel mese di Novembre 2017, ho confezionato una presentazione video sulla giustizia ambientale e la cittadinanza attiva per il progetto “Scuole in Rete”, che è stata trasmessa a due scuole superiori del territorio bellunese, ma non ho avuto la possibilità di interagire con gli studenti né di persona né virtualmente.

5 SUSPLACE è una “Rete di Formazione Dottorale Innovativa” (ITN), finanziata dalla Commissione Europea all’interno dei meccanismi Marie Curie. Si tratta di un progetto che mira a formare 15 giovani ricercatori su diversi temi che esplorano le diverse possibilità messe in atto da gruppi di cittadini di rigenerare le risorse di posti specifici, attraverso pratiche virtuose e innovative.