Ho incontrato per la prima volta la “Storia delle Donne” quando sono arrivata all’università. Ricordo nette due sensazioni; la prima tesa a interrogarsi sul perché le donne necessitassero di una disciplina specifica, la seconda, credo più marcata, che considerava: «finalmente!»
Nel corso degli anni, la Storia e nello specifico la Storia delle Donne e di Genere, è diventata il mio ambito di ricerca.
Per questo motivo, la riflessione che ho proposto alle ragazze nell’ambito dell’incontro che si è tenuto il 5 luglio, ha ricostruito la genesi e lo sviluppo di questa disciplina. Perché guardare alla Storia, attraverso il contributo della Storia delle Donne, per me significa vederla finalmente con entrambi gli occhi aperti.

La Storia delle Donne, ha origine negli Stati Uniti degli anni Sessanta. In un contesto sociale e politico che ha reso possibile che il bisogno di molte donne di trovare il proprio posto nel presente si traducesse in una pratica di ricerca concreta.
Per capire cioè chi fossero e quale fosse il loro ruolo nel presente, l’urgenza delle donne era quella di riscoprire le proprie radici e le proprie tracce nella storia, colmare insomma il vuoto conoscitivo che sembrava caratterizzare la metà degli individui.

Un grande contributo alla diffusione di questo interrogativo e ai tentativi di spiegarlo, è data, in Italia, dal neo-femminismo. A partire quindi dagli anni Settanta si è cominciato a discutere e praticare la Storia delle Donne anche in Italia.
Un saggio-apripista è stato il testo di Gianna Pomata, edito nel 1983, La storia delle donne. Una questione di confine. Importante perché è servito a comprendere che studiare il femminile nella storia è porsi al confine, attraversare cioè le diverse discipline, dalle scienze sociali alla medicina, dall’antropologia alla storia.

Molto è stato fatto, a partire da questa presa di coscienza… Guardare le cose con entrambi gli occhi bene aperti è ora una possibilità concreta per molti.

Francesca Endrighetti