Per l’8 marzo, le donne di 40 paesi del mondo hanno dichiarato uno sciopero globale dal lavoro produttivo e riproduttivo. Sarà un evento planetario cui parteciperanno milioni di donne.
In Italia lo sciopero è indetto da #nonunadimeno, di cui la rete D.i.Re, che raccoglie 77 Centri Antiviolenza sparsi su tutto il territorio nazionale, fa parte fin dal primo giorno. In ogni paese e in ogni città italiana ci saranno cortei, flash mob, assemblee.
Ma cosa significa per i Centri Antiviolenza fare sciopero?
I Centri Antiviolenza non sono luoghi di lavoro, non sono servizi, sono spazi autonomi di elaborazione politica femminista attivi sul territorio, volti a costruire insieme alle donne percorsi di consapevolezza e libertà e non vogliono essere servizi assistenziali né, tantomeno, istituzionali.
L’adesione allo sciopero e alla mobilitazione globale ha l’obiettivo di cambiare la cultura che genera la violenza maschile, violenza che, nella nostra sola Provincia, ha portato 677 donne a rivolgersi al Centro  dalla sua apertura ad oggi, ovvero un nuovo contatto alla settimana.
Le attiviste dei Centri Antiviolenza manifesteranno nelle piazze per cambiare una cultura che si fonda sulla disparità di potere fra i generi e sul dominio maschile. Nella nostra Provincia manifesteremo anche per chiedere un modo diverso di collaborare con le Istituzioni, per il riconoscimento delle nostre competenze, per  ottenere finanziamenti sicuri e continui che permettano progettualità di ampio respiro e la condivisione delle metodologie per rendere sempre più efficaci e veloci i percorsi di uscita dalla violenza. Affinché il Centro Antiviolenza resti un luogo di donne per le donne senza assistenzialismo.
Per questo l’Associazione Belluno-Donna che gestisce il Centro Antiviolenza della Provincia con una sede a Belluno e una Succursale a Feltre, non accetterà gli inviti istituzionali e rituali dell’8 marzo.
A Belluno l’appuntamento è alle ore 18 in Piazza dei Martiri.